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I bambini di Scampia: una bellezza da salvare


Davide Cerullo ha 40 anni, è sposato e ha due bambini. Beh, fin qui niente di strano, direte voi. No, in realtà Davide di bambini ne ha un po’ di più, almeno una ventina. Ah, già più strano. . . Allora spieghiamoci. Cominciamo dall’inizio.

Davide è nato e vissuto a Scampia, nel complesso Le Vele, un quartiere di cemento abbandonato all’incuria, al degrado, territorio in mano alla criminalità organizzata. Senza regola alcuna se non quella che lì, dove lo stato non esiste, un bambino che non ha nulla di quello che sarebbe un suo diritto avere, diventa camorrista per mantenere la sua famiglia. Lo fa anche Davide, nono di 14 fratelli,  una casa in cui manca tutto, con un padre violento che lo costringe a portare a pascolare le pecore. Nessuna alternativa, nessun futuro, solo un presente di malavita e prigione. Ma proprio dal fondo della prigione un segno, lì per lui: un vangelo dove trova il suo nome. Davide. Anche lui pastore di pecore. Si sente chiamato, legge quel libretto e inizia la trasformazione.

Davide lascia Scampia per una nuova vita al Nord: la salvezza è anche scoprire di avere una sensibilità artistica, che si racconta attraverso la fotografia, la poesia, la scrittura. Allora in Ali bruciate e poi in Scampia Trip, Davide scrive della realtà che ha lasciato, della sua Scampia, facendo passare anche un messaggio diverso: guardiamo dentro, oltre le cose brutte, perché, anche tra la tristezza e l’abbandono, troveremo la bellezza nascosta. Davide torna così a Scampia e fonda CentroInsieme, con tanti volontari animati dallo spirito combattivo della partecipazione, del restare sul campo a lottare con la rabbia di chi è solo, ignorato dalle istituzioni.

                                   scampia

Invece, per i ragazzi di Scampia, la speranza c’è se diventa presenza attiva. Ce lo racconta Davide, ci dice di questa realtà che grida aiuto, ci mostra immagini, sguardi e istanti che dicono più di tante parole. Che pure servono, però, per conoscere, per sapere.

Davide, chi sono i ragazzi di Scampia e chi siete voi, di CentroInsieme, per loro?

Qui a Scampia, che è conosciuta solo per primati negativi, tra gli altri quello di essere il quartiere con il più alto tasso di analfabetismo, ci sono potenzialità altissime e noi abbiamo il compito di portarle in superficie, di rendere i ragazzi consapevoli della grandezza che si portano dentro. Principalmente attraverso la scuola, che qui è considerata segno di debolezza: è la scuola che deve riportare al senso vero, buono, della vita. Noi allora siamo la loro alternativa di normalità rispetto ad una vita senza questo senso. Io mi definisco un rimborso, una sorta di segnaletica che dice “si può cambiare, io che sono passato attraverso il fuoco, e sono qui a dirlo, ne sono la prova”.

E allora nasce CentroInsieme e al suo interno “Progetto Vela – rendere consapevoli”: ci spieghi di cosa si tratta?

Il CentroInsieme nasce e opera a Scampia, Vela A, ma non viene solo da lì. Parla napoletano questo centro, ma a volte anche tanti altri dialetti italiani perché il CentroInsieme parte da Scampia ma gira l’Italia. In tanti hanno collaborato e collaborano a questa realtà, ognuno dando quello che può dare del suo tempo, del suo sapere e del suo fare. Qui al Centro facciamo doposcuola dal lunedì al venerdì tutti i pomeriggi, accogliendo soprattutto quei bambini e ragazzi che rischiano di non rispondere “presente!” all’appello. Il gruppo degli studenti è numeroso, a oggi contiamo quasi 40 bambini, bambine, ragazzi e ragazze e noi operatori e volontari siamo otto. Ogni bambino, ogni ragazzo, porta con sé un mondo, spesso difficile ma non impossibile da affrontare. Noi cerchiamo di dargli un’alternativa attraverso l’impegno personale e di gruppo e il sostegno concreto di tanti, il lavoro di rete e di confronto con le scuole e le associazioni del territorio, attraverso la fraterna presenza di scrittori e personaggi che hanno preso a cuore il CentroInsieme. Noi pensiamo che l’alternativa più solida si costruisca con la consapevolezza di sé e del mondo, e questa viene dalla cultura e dalla conoscenza che nasce a scuola.

Cosa ti fa dire “sì, sono sulla strada giusta . . . non è solo utopia credere nel cambiamento”, quando tutto sembra dire il contrario?

Il punto fondamentale è che purtroppo non abbiamo la collaborazione di forze istituzionali importanti: le amministrazioni locali, lo stato, qui non esistono e noi facciamo sempre più fatica a risanare una realtà così profondamente radicata, affrontiamo problemi sempre più grandi, ma con la convinzione di potercela fare. Non ci aspettiamo nulla, sappiamo che ci vorrà tempo, molto tempo, che dobbiamo avere tanta pazienza, ma questi ragazzi intanto sono qui. E noi con loro.

Di cosa avete bisogno per portare avanti queste iniziative?

Noi abbiamo bisogno di tante cose, materiali e non. Abbiamo bisogno di volontari motivati perché più siamo, più bambini possiamo seguire con maggiore concentrazione, per fornire un servizio più adeguato. Venite al CentroInsieme, perché a Scampia, Vela A, c’è un laboratorio di vita alternativa dove stiamo sostenendo il cambiamento. Quello vero.

Chi ci legge, e volesse sostenere il progetto, cosa può fare?

Ci può contattare scrivendo a progettovelascampia@libero.it, per saperne di più può andare su http://www.rendereconsapevoli.org/ o sulla mia pagina di Facebook. Ogni aiuto è ben accetto, ogni persona è per noi un bene prezioso.

Valeria Capuano

 

 

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