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Una scuola a colori


Pubblichiamo un’intervista fatta da “Cornegliana in carta”, il giornale dei ragazzi della pluriclasse quarta e quinta della scuola primaria De Amicis di Cornegliana (Due Carrare, Padova), dove “Prime Pagine” lavora da ottobre scorso proponendo, due volte al mese, il suo laboratorio. I bambini che, ricordiamo, hanno tra i 9 e gli 11 anni, hanno intervistato la loro maestra di italiano, arte e storia, Pierangela Babolin.

Perché hai scelto di fare la maestra?

Ho scelto di fare la maestra perché volevo fare un lavoro che mi mettesse in contatto con le persone, non volevo fare un lavoro di ufficio, stare al computer o contare i soldi. Poi ho scelto i bambini perché secondo me sono un mondo, una specie di foglio bianco con qualche colore dove puoi creare, se loro te lo permettono e se ti accettano.

Come vorresti fosse la scuola?

Le scuole dovrebbero essere dei posti meno vecchi, dal punto di vista dello stabile, e dovrebbero essere più colorate e più adatte ai bambini perché in un ambiente più colorato si vive meglio e si è più felici. Poi mi piacerebbe che le maestre fossero libere di insegnare nel modo in cui credono di più, che non ci fossero confronti tra i vari tipi di scuole e i diversi tipi di insegnamento, perché di solito una maestra adatta le cose che insegna al gruppo che ha davanti. In trent’anni di carriera non ho mai insegnato la stessa cosa ai bambini, mai. Prima di tutto perché mi stanco e poi, secondo me, i bambini sono tutti diversi e chiedono cose diverse.

In tutti questi anni di scuola ti sei sentita più felice o più triste? I tuoi alunni ti hanno dato soddisfazioni?

Io sono fondamentalmente felice di lavorare nella scuola. Poi però mi arrabbio anche tantissimo perché la burocrazia della scuola mi impedisce di fare tante cose, oppure mi arrabbio con i bambini perché a volte mi pare di parlare al muro, spesso infatti i miei alunni non mi ascoltano. Anche quando mi fanno arrabbiare trovo però sempre qualcosa di positivo, perché insegnare è il lavoro che sognavo di fare da piccola. Ricordo quegli attimi in cui fantasticavo sul futuro… Dicevo: farò il medico o l’insegnante…

Redazione Cornegliana in carta

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