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Una regista tra suoni e colori diversi


Sulle sponde del lago di Revine si svolge ogni anno un festival cinematografico che è un gioiello nel panorama nazionale e internazionale. Tra proiezioni di documentari e film d’animazione, cortometraggi, laboratori e workshop, la notte, specchiandosi sull’acqua, si accende la luce magica del cinema. Al Lago Film Fest, in programma fino al 27 luglio a Revine Lago, alcuni componenti della giuria giovane si sono trasformati così in minireporter intervistando la regista e illustratrice Marta Gennari, vincitrice di diversi premi internazionali grazie ai suoi lavori che richiedono uno sguardo sul mondo differente, ironico e pieno di sfumature. http://www.lagofest.org

 

Marta Gennari, regista di film di animazione e disegnatrice, è al Lago Film Fest in qualità di madrina per le selezioni Unicef Kids e Unicef Teens.

Noi ragazzi della giuria giovane l’abbiamo intervistata per capire come riesca a realizzare cortometraggi di animazione utilizzando tecniche molto particolari e per indagare su quale percorso l’abbia condotta fin qui.

Perché hai deciso di fare questo lavoro?

Ho scelto di fare questo lavoro per caso: un giorno mi trovavo alla Reggia Venaria, a Torino, e ho visto un film di animazione e da lì mi si è aperto un mondo e ho cominciato ad appassionarmi all’animazione.

Nei due cortometraggi Merlot e Bigoudis lo spazio viene valorizzato in modo molto particolare. Perché hai scelto di strutturarlo proprio in quel modo?

Merlot è stato ispirato da un cortometraggio di Paul Driessen, regista di animazione che aveva la caratteristica di utilizzare gli split screen cioè frazionare lo schermo dell’animazione in più riquadri: ogni riquadro era molto diverso dall’altro, ma i personaggi si muovevano da un riquadro all’altro come se fossero tutti collegati quindi ho pensato che sarebbe stato interessante fare un gioco del genere. In Bigoudis invece inizialmente ci sono questi anziani che si trovano in un ospizio, quindi un posto molto chiuso, e si sentono tristi, ma alla fine volano via e quindi assaporano la libertà.

Da dove prendi ispirazione per i tuoi lavori? E i tuoi lavori sono autobiografici?

Allora, io prendo ispirazione da film, libri e a volte mi capita di sentire dei reportage alla radio, ma l’ispirazione si trova un po’ dappertutto. I miei lavori non parlano di me, ma cerco di inserire nei cortometraggi dei ricordi o episodi di vita personale che potrebbero adattarsi al film realizzato.

Nel cortometraggio Merlot non sono presenti dialoghi tra i personaggi e nemmeno musiche di sottofondo che prevalgono, ma solo dei suoni. Perché questa scelta?

Non ho utilizzato i dialoghi tra i personaggi perché volevo realizzare un cortometraggio universale che tutti potessero capire e la lingua molte volte non lo permette. Nel mio cervello, inoltre, non immagino i miei personaggi che fanno dei dialoghi, ma soltanto le scene mute.

Secondo te la scelta dei colori quanto influisce nei cortometraggi?

Io penso che i colori siano un modo di raccontare qualcosa senza che ci sia un dialogo e che la scelta dei colori sia importantissima anche per caratterizzare i personaggi e lo spazio. In Bigoudis ho utilizzato dei colori molto sfocati perché mi era venuto da disegnare così le scene e perché il corto era ambientato in uno spazio chiuso e con una luce molto particolare, ma man mano che la storia va avanti le scene diventano sempre più allegre e quindi ho deciso di inserire piano piano sempre più colori. Questo è un esempio di come i colori possano caratterizzare spazio e personaggi.

Perché hai deciso di rivolgere i tuoi lavori principalmente ai ragazzi?

Non l’ho deciso io, ma l’ha deciso il pubblico. C’esta par là è stato l’unico lavoro che ho pensato e sviluppato per i ragazzi. Inoltre alcuni dei miei corti, che sono stati trasmessi nella categoria per bambini durante il Lago Film Fest, in altre occasioni sono stati trasmessi agli adulti.

Quanto ci si mette a realizzare dei cortometraggi di animazione?

Il tempo che impiego io a realizzarli è molto variabile: ci posso mettere una settimana come otto anni. Per Merlot, per esempio, ci ho messo un anno e il corto dura quasi sei minuti. Per Bigoudis ho impiegato otto mesi e dura quattro minuti. Tutto dipende molto dal tempo libero.

Quali sono i mestieri necessari per realizzare dei cortometraggi?

Sono tantissimi, ma partiamo dall’inizio: c’è lo scrittore o regista che è quello che ha la maggior parte delle volte l’idea; poi c’è lo storyboarder che è la prima persona che fa vedere come potrà apparire il film a grandi linee; l’autore grafico si immagina l’illustrazione ed è colui che va in cerca dello stile grafico con cui apparirà il film; il layout adatta i personaggi allo spazio a storyboard finito; infine ci sono diverse persone che si occupano del colore, del montaggio degli effetti speciali e della musica.

Qual è stato il percorso che hai fatto per arrivare a questi risultati?

Ho svolto tre anni di scuola di animazione a Torino poi ho superato un test per uno stage per Cartoon Network a Londra. Poi ho svolto un progetto europeo dove si chiedeva di creare una serie tv e in quattro mesi l’abbiamo trasmessa in Francia e, infine, ho studiato due anni a la “Poudriere” e ho trovato lavoro per un anno e mezzo a Valance, in Francia, dove tuttora ho scelto di vivere perché mi sono subito sentita a casa e dove siamo tutti alla pari.

Hai qualche progetto per il futuro?

Io ho un piccolo sogno nel cassetto cioè quello di creare una fattoria dove possono vivere tutti coloro che si occupano di animazione, visto che siamo abituati a lavorare in un posto chiuso e con una scarsa illuminazione. Il desiderio è quindi quello di lavorare in un luogo a contatto con la natura. Per il futuro inoltre sto già lavorando a due progetti.

Prima di fare questo mestiere, eri una promessa del calcio femminile. Come mai hai scelto di abbandonare la tua carriera calcistica?

Allora, io ho giocato tantissimi anni a calcio e ancora adesso mi capita di dare qualche calcio al pallone, ma io ho sempre giocato con delle mie amiche e man mano che la nostra squadra diventava più professionale si doveva pensare sempre di più a se stessi ed è proprio in quel momento che ho deciso di abbandonare il calcio. Confesso però che vedere i mondiali femminili quest’estate mi ha fatto quasi stare male perché c’erano diverse mie amiche che giocavano e ho pensato “avrei potuto essere anche io lì”.

Nei due cortometraggi Merlot e Bigoudis abbiamo trovato un elemento in comune: il volo. Era una cosa voluta o soltanto un caso?

Sinceramente è un caso e inoltre inizialmente Bigoudis non doveva concludersi con gli anziani che spiccano il volo, ma con un incendio all’interno dell’ospizio, ma mentre ci stavo lavorando sono andata a vedere uno spettacolo in cui c’era un signore che aveva disposto dei ventilatori sul terreno. Inizialmente erano tutti spenti e lui stava ritagliando dei pezzi di plastica e li incollava tutti assieme. Poi ha acceso i ventilatori e la creazione in plastica ha preso le sembianze di una persona e ha cominciato a muoversi. Questo mi ha talmente sorpreso che mi è venuto in mente che poteva essere proprio il fatto di spiccare il volo il finale dei cortometraggi.

 

Samuele Bin, Giovanni Patrignani, Aurelisa Tomasi

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