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Per merenda, polenta e zucchero!


Un viaggio nei ricordi, nei profumi e nei sapori d’infanzia… La nostra cuoca e scrittrice Elisabetta Tiveron ci racconta l’origine di una storia d’amore: quella tra lei e il buon cibo

Fino a una certa età non avrei mai sospettato che “da grande” avrei finito con l’occuparmi di cucina. Sono sempre stata una buona forchetta, fin da piccola ero affascinata dalle tavole ben allestite e dai ricettari (che leggevo avidamente quanto i romanzi), da adolescente annotavo ricette per mia mamma (che era ottima cuoca) e cucinavo anche discretamente, quando mi ci mettevo… Ma pensavo che la vita mi avrebbe portata altrove.

L’amore per il cibo, quello con la A maiuscola, era qualcosa che covava dentro di me, ed è esploso dopo i vent’anni, inarrestabile. Eppure avrei dovuto intuirlo, perché i miei ricordi più vivi e più cari, da sempre, sono legati alla cucina, intesa come cibo e come luogo. Ricordi fatti di sapori, di odori, di visi di persone, di parole, di mani, di colori, di caldo e di freddo, di pioggia e di sole, di Paesi lontani e di luoghi vicinissimi. La nonna che armeggia intorno alla cucina economica, o intenta a raccogliere erbe di campo (con me al seguito), il nonno che seleziona carotine da conservare sottaceto o porta a casa fantastici funghi di pioppo, il profumo della pasta e fagioli, quello dei fiori di robinia che significa estate alle porte e frittelle, l’odore stupefacente di tartufo che invade Alba in autunno, il calore di una zuppa di ortiche davanti a un fuoco scoppiettante in una cascina piemontese, l’allegria di un sandwich al salmone mangiato sotto il mutevole cielo irlandese, la fantasmagoria di colori dei mercati mediterranei, mio figlio che raccoglie nocciole per la sua torta preferita…

Potrei continuare e riempire pagine e pagine, ma il ricordo più tenero è rappresentato dalla polenta (rigorosamente bianca). Sono nata e cresciuta in campagna, la “crema di mais” si mangiava quasi con tutto ed era anche la mia merenda pomeridiana: avevo un piatto rosso, di plastica, in cui mia nonna metteva una fetta di polenta fredda, a pezzettini, e un po’ di zucchero in cui intingerla. Mi rivedo seduta sul pavimento della cucina, a 4 o 5 anni, mentre mangio di gusto… E voi? Qual è il vostro ricordo più caro legato al cibo?

(in copertina: “La polenta” di Pietro Longhi – The Yorck Project. Wikimedia commons)

Elisabetta Tiveron

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