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Ninetto, piccolo emigrante


Ninetto, detto Pelleossa, a nove anni abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Da solo. Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne, ma anche bambini. Sembra difficile da credere, ma il fenomeno dell’emigrazione infantile è durato fino agli anni Sessanta del Novecento e viene ora raccontato ne “L’ultimo arrivato”, il bel libro di Marco Balzano.

Avere nove anni e lasciare la scuola, lasciare il maestro Vincenzo che tutte le mattine aspetta sotto casa per fare assieme la strada fino in aula. Avere nove anni e lasciare il piccolo paese in cui sei nato e cresciuto, lasciare quel piccolo pezzo di Sicilia tanto povera che la fame si sente in ogni casa. Lasciare gli amici: Ciccillo, Berto, Peppino, compagni di tante marachelle, di grandi sogni e di piccoli furti nel negozio di alimentari. Lasciare la mamma, lasciare il papà. Lasciare tutto e andarsene lontano, in una città che nella bocca di tutti vuol dire un futuro più sereno, un tempo in cui non ci si dovrà più preoccupare di trovarsi un pranzo e una cena. Lasciare tutto e andare a Milano. Questa è la storia di Ninetto Pelleossa, il piccolo protagonista del bel romanzo di Marco Balzano L’ultimo arrivato (Sellerio).

coverÈ una storia di fantasia, nel senso che un vero Ninetto non è mai esistito. Ma è la storia di un bambino come ce ne sono stati centinaia, forse migliaia. Tanti studi dimostrano che, in Italia, il fenomeno dell’emigrazione infantile è durato fino agli anni Sessanta del Novecento. Hai letto bene: fino a cinquant’anni fa capitava ancora che un bambino di nove anni lasciasse il suo piccolo paese (in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Veneto) per cercare un lavoro a Milano, a Torino o a Genova. Parliamo di bambini di famiglie così povere da non avere la possibilità di emigrare tutti assieme: per questo, incoraggiavano a emigrare uno dei figli, nella speranza che si potesse costruire un avvenire e magari aiutare chi era rimasto a casa.

Seguiamo Ninetto lungo tutta la sua vita, dalla scelta di partire per Milano fino a quando, ormai sessantenne, ripensa al proprio passato e cerca di fare i conti con un presente incerto. Così, pagina dopo pagina, vediamo Ninetto arrivare nell’enorme stazione centrale, trovare le prime sistemazioni di fortuna, prima in un appartamento strapieno e poi in una grande stanza condivisa con tanti operai. Lo seguiamo mentre per la prima volta vede Maddalena, che un giorno diventerà sua moglie. Lo osserviamo mentre fa il garzone addetto alle consegne di una lavanderia e poi il muratore. Viviamo con lui il sogno di un lavoro in fabbrica, sinonimo di impiego sicuro, stipendio certo, possibilità di metter su casa e famiglia. Finiamo totalmente coinvolti nella vita di questo bambino che sembra già un adulto e che, quando parla da adulto, conserva il pensiero fresco e lineare di un bambino.

È un libro difficile, pieno di speranza e di sogni infranti, un libro leggendo il quale è facile commuoversi. È un libro bello, semplice e denso, ma che non parla di cose semplici. Consigliato per i più grandi.

Domenico Lanzilotta

  • giornalista professionista, direttore responsabile di Venetoeconomia, si occupa e scrive di economia, politica, cultura

(in copertina: l’autore Marco Balzano in una foto scattata da Francesco Berti nel corso di una presentazione organizzata da Progetto Giovani Padova)

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