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Le leggende e i tesori del rugby sono custoditi in un museo


Novembre è il mese dei test match, ovvero le sfide autunnali che la Nazionale italiana di rugby deve affrontare in vista del Sei Nazioni e del Mondiale del 2015. Ma lo sapete che a Colleferro, vicino a Roma, esiste un museo che custodisce le maglie e i cimeli (medaglie, scudetti, palloni…) dei più grandi giocatori internazionali?

Sabato 8 novembre la Nazionale italiana di rugby incontrerà Samoa ad Ascoli. Il 15 novembre sarà a Genova per giocare contro l’Argentina, infine si fermerà a Padova per sfidare il Sudafrica, il 22 novembre. Prime Pagine ama questo sport e per questo, aspettando di vedere le partite, allo stadio o in tv (tutte alle 15, su Dmax canale 52 digitale terrestre, Sky canale 136-137, TivùSat canale 28), vi propone un’intervista a Corrado Mattoccia, ideatore e fondatore del Museo del Rugby (tra i soci fondatori anche due “star azzurre”: Mauro Bergamasco e Nanni Raineri). Il museo ha sede a Colleferro, lì vengono custoditi tutti i tesori e le infinite leggende ovali: maglie di miti come Gareth Edwards e Jonah Lomu, ma anche medaglie, scudetti, calzettoni, libri, fotografie, palloni da tutto il mondo. Se non siete della zona, sappiate che il museo è spesso in viaggio e potrebbe arrivare presto anche nella vostra città. Per esempio, fino a fine mese, troverete una mostra a Palazzo Gotico a Piacenza e, dal 17 al 22 novembre, una selezione di maglie sbarcherà anche a Padova.

I nostri giovani lettori vogliono conoscere questa storia partendo dall’origine. Come, perché e quando nasce il museo? Chi l’ha fondato e dove si trova?
Il museo nasce, per gioco, nel 2007, nel garage di mio padre. Come ogni rugbista, conservavo un po’ di cose che raccontavano la mia storia in campo e quella di alcuni giocatori della Nazionale, miei amici, su tutti, Giovanni “Nanni” Raineri e Mauro Bergamasco. Poi le cose si sono fatte serie e nel 2012 abbiamo fatto nascere la Fondazione Il Museo del rugby – Fango e Sudore, con nove soci fondatori tra cui anche Raineri e BergaMauro. La sede per ora è a Colleferro, ma stiamo lavorando per trovare una collocazione migliore. Ci spostiamo spesso, il nostro è anche un museo itinerante, perché tra gli scopi principali c’è proprio quello di far conoscere il nostro meraviglioso sport a più persone possibile, anche a quelle che di rugby sanno poco o nulla. Vogliamo trasmettere la nostra passione.

Quante maglie raccoglie il museo? A quale sei più legato e perché?
Dalla maglia numero 1600 non le abbiamo più contate, perché sono davvero tantissime e vogliamo fare un inventario una volta arrivati nei nuovi locali. Non c’è una maglia alla quale sono più legato perché, come ogni maglia racconta una storia legata al giocatore che l’ha indossata, per me ognuna rappresenta una nuova conquista o una nuova storia da condividere…

Ce ne sarà certamente una che hai particolarmente faticato a ottenere… quale?
Tutte. Non esiste una maglia facile. Per ogni giocatore la maglia è un trofeo di guerra, da conservare, per poter ricordare. Per me è ogni volta una battaglia, una sfida.  Non è facile convincerli a lasciarla al museo, ma, vedi, tutto il materiale è stato donato, quindi…

Quindi diciamo che alla fine vinci sempre tu! … Tornando alla collezione, un’ultima domanda: quale maglia vorresti ma ancora non hai?
La prossima! A parte gli scherzi, se devo dirne una, forse una maglia dei Lions… ci sto lavorando!

(fotogallery: i caps dei giocatori della Nazionale, i soci fondatori del Museo del Rugby – al centro, in piedi, Corrado Mattoccia e Mauro Bergamasco –, la mostra itinerante all’Olimpico di Roma, una selezione delle maglie esposte e Mirco Bergamasco – fratello di Mauro e, come lui, giocatore – mentre indica con orgoglio le maglie del papà Arturo, azzurro della Nazionale e dei Dogi negli anni Settanta)

Redazione Prime Pagine

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