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Le scuole dove si impara l’amicizia


Una rete di scuole con sedi in Medio Oriente e Nord Africa. E’ il progetto nato dall’intuizione di una ragazza italiana, Benedetta Sala, che ha visto nella condivisione delle lingue uno strumento per costruire ponti e coltivare la comprensione tra culture. Tanti i progetti e i corsi per bambini.

“Parlare la stessa lingua” significa non solo capirsi a parole, ma condividere un certo mondo, determinati valori, o almeno volerci provare. E questo vecchio modo di dire racconta alla perfezione l’esperienza della rete di scuole Ahlan e della sua fondatrice trevigiana, Benedetta Sala.

Benedetta ha aperto sei centri in Nord Africa e in Medio Oriente per insegnare l’arabo a chi si trovi in questi Paesi, per studio o per lavoro, e le lingue europee a coloro che lì invece ci sono nati. Il suo è un progetto nato un po’ per caso, quando Benedetta ha scelto di seguire il proprio intuito: era il 2000, studiava a Parigi e, nel frattempo, lavorava come cameriera, finché, un giorno, non decise di accogliere il suggerimento di un amico che le proponeva di recarsi a Luxor, in Egitto, a insegnare l’italiano. Una volta lì, si rese conto che i numerosi stranieri presenti avevano l’esigenza di imparare l’arabo per potersi confrontare in modo più semplice con la gente del posto: nacque così la prima scuola Ahlan, parola che in arabo significa “Salve!”.

Benedetta iniziò anche ad ascoltare le esigenze di chi viveva in Egitto, a interpretare le dinamiche internazionali ed economiche che man mano si stavano delineando, a intravvedere nell’insegnamento delle lingue un potente mezzo di avvicinamento tra culture e popoli diversi. “I centri Ahlan promuovono la lingua come strumento per costruire ponti e coltivare la comprensione tra le culture. – spiega oggi – Per noi la lingua è uno strumento, non un fine. Per questo creiamo iniziative nei nostri centri e in collaborazione con le organizzazioni locali, Ong e istituzioni straniere, che permettano agli studenti di assimilare meglio l’arabo e il contesto in cui viene usato. Ora, più che mai, è necessaria la comprensione tra i paesi arabi e il resto del mondo”.

Benedetta decise di far crescere il progetto, fondando altre scuole ad Alessandria e poi a Il Cairo, e successivamente quelle di Amman (Giordania), città in cui sono presenti moltissimi stranieri e dove la gente parla un dialetto molto simile all’arabo classico, di Rabat e Casablanca (Marocco). Il prossimo anno ha in programma l’apertura di un nuovo centro a Tunisi e il tragico attacco terroristico del 18 marzo scorso non sarà per lei un freno: “Spero si tratti di un episodio unico e isolato, me lo auguro per la Tunisia, innanzitutto. Il nostro progetto andrà avanti ugualmente perché l’intenzione è quella di creare vari corsi per i locali, partendo dai bambini”. A proposito di bambini, a loro è rivolto Ahlan Kids, un programma di corsi basati sul metodo learning by doing, che prevede l’insegnamento dell’inglese attraverso divertenti lezioni di pasticceria, ginnastica e teatro.

Le scuole Ahlan propongono corsi per ragazzi e adulti in un ambiente multiculturale: del resto, non potrebbe essere altrimenti poiché, durante tutto l’anno, accolgono studenti che vengono da ogni parte del mondo. Tra i workshop più amati vi sono il corso di calligrafia e il seminario di giornalismo. Il corso di calligrafia introduce i sette stili calligrafici arabi, con la possibilità di elaborare un progetto dedicato ad uno di essi. Il seminario di giornalismo, invece, è un percorso di dieci settimane, divise tra corsi di lingua (fusha e dialetto) e internship, ovvero esperienze nelle redazioni dei media locali. A questi si aggiungono un workshop di scrittura di essay e paper e corsi di religione, cucina e danza. Inoltre, gli studenti vengono sempre aggiornati sulle attività che si svolgono in città, in modo da poter garantire un’esperienza il più completa possibile anche al di fuori dell’ambiente scolastico.

Ogni scuola ha una propria prerogativa. Ad Amman, dalla collaborazione con l’Arab cultural center e con il suo fondatore, lo scrittore giordano-palestinese Jamal Naji, vengono coltivati alcuni dei progetti più interessanti, come il laboratorio di scrittura di racconti brevi, tenuto dallo stesso Jamal Naji. Ahlan Morocco, invece, è ospitata da una importante fondazione marocchina, la Orient Occident: qui gli studenti possono usufruire di una enorme biblioteca e di una sala teatro e la scuola sviluppa l’apprendimento della lingua con gli atelier organizzati in loco. Ahlan Egypt, grazie all’attività capillare nel territorio, aiuta anche gli studenti a trovare lavoro in Medio Oriente. Qui si insegna anche l’italiano agli egiziani (in particolare ad Alessandria, dove gli studenti di italiano sono circa 400 all’anno, e Luxor) e i centri offrono la possibilità di partecipare a numerosi tandem linguistici, che rappresentano un’opportunità unica per entrare in contatto con gli studenti locali ed esercitarsi realmente con la lingua.

Benedetta ha saputo costruire un progetto che cresce, giorno dopo giorno, sfidando una situazione politica e sociale confusa e pericolosa. Per dieci anni ha vissuto in Egitto, dove nelle città poteva passeggiare da sola, anche di notte, senza correre alcun pericolo. Poi con la Primavera araba le cose sono cambiate e si è sentita spesso in pericolo. “Oggi – racconta Benedetta, che per il momento vive a Zagabria – c’è una gran confusione, io stessa non capisco più in che direzione si stia andando. In Egitto il clima è molto negativo e teso, l’economia è crollata e lo stato di controllo precedente non c’è più”. A causa della situazione del Paese, le scuole egiziane hanno registrato un calo nelle iscrizioni di stranieri interessati all’apprendimento della lingua araba (ma non di locali che studiano le lingue straniere). Queste tensioni non hanno però fermato Benedetta, che ha fondato altre sedi in Paesi diversi (dove il numero di iscrizioni rimane elevato, in particolare in Marocco e Giordania) per mantenere vivo il messaggio di cui le scuole Ahlan sono ambasciatrici: la fiducia, la conoscenza e la comprensione sono la base sulla quale costruire il rispetto tra persone di culture diverse.

Redazione Prime Pagine (in collaborazione con Ilaria Tonetto)

(in copertina: Benedetta e alcuni collaboratori)

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