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Il volo dei desaparecidos


Il 24 marzo, in Argentina, è un giorno triste che ricorda, a chi è sopravvissuto, la tragedia di trentamila ragazzi, uomini, donne, e persino bambini, scomparsi nel nulla.

Nessuno potrà più abbracciarli, toccarli, rivederli perché non ci sono più, e questo è certo, ma di loro si è persa ogni traccia perché sono, letteralmente, scomparsi. Sono i trentamila desaparecidos argentini che in sette anni, dal 1976 al 1983, hanno segnato la vita del Paese latinoamericano e sconvolto le vite di tantissime famiglie.

Domani, 24 marzo, si celebra l’anniversario dell’inizio della brutale dittatura militare condotta dal generale Jorge Rafael Videla e l’anno prossimo saranno passati quarant’anni da quel giorno che cambiò il destino di tanti ragazzi. La maggior parte dei prigionieri politici che contrastavano il regime, e che venivano incarcerati e poi uccisi, erano infatti giovani, uomini e donne, spesso neppure interessati alla politica o all’economia argentina, ma magari solo sospettati di non approvare la dittatura e i militari che ne erano a capo, e per questo condotti alla morte.

Il metodo però era dei peggiori: per non lasciare traccia dei crimini compiuti questi uomini e queste donne venivano buttati nel grande mare a cui si affaccia l’Argentina, da aerei che compivano voli appositi. Così, dei desaparecidos non rimane nulla e i loro genitori, i loro figli hanno continuato a sperare che tornassero, senza sapere del grande volo che li aveva cancellati, per sempre, dalle loro vite. Già da domani inizieranno i preparativi per l’anno prossimo quando quarant’anni saranno appunto trascorsi da quel terribile 1976, come viene chiamato a Buenos Aires, la capitale argentina. E allora i movimenti che continuano a chiedere giustizia per i desaparecidos torneranno, più forti che mai, a far sentire la loro voce di protesta perché purtroppo molti dei colpevoli girano ancora indisturbati per le strade, senza aver subito un giusto processo, dopo tutto questo tempo e dopo che la verità, pian piano, sta venendo a galla.

Così se un giorno sentirete nominare le Madri o le Abuelas di Plaza de Mayo (la più importante piazza di Buenos Aires) ricordatevi che sono le mamme e le nonne di quei desaparecidos e che lottano per avere delle risposte. Che fine hanno fatto i loro figli e i loro nipoti?

(in copertina: illustrazione di Stefania Busatta)

Erika Saggiorato

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