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Dimmi cosa mangi (e ti dirò come stai)


Cambiano le abitudini degli italiani a tavola e aumentano le differenze tra ricchi e poveri. Chi spende meno ed esclude cibi sani come frutta e verdura, ahimè, ingrassa di più. A dirlo è un’indagine del Censis.

Un’indagine del Censis, Centro studi investimenti sociali (istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964), ci dice che sono 16,6 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne, 10,6 milioni hanno diminuito il consumo di pesce, 3,6 milioni la frutta e 3,5 milioni la verdura. Nel periodo 2007-2015 la spesa alimentare delle famiglie italiane è diminuita in media del 12,2%, nelle famiglie operaie è addirittura crollata del 19,4% e in quelle con a capo un disoccupato del 28,9%. Ecco spiegato il cosiddetto food social gap, ovvero il divario nella spesa per il cibo dei più ricchi e dei meno abbienti si è ampliato.

Le differenze a tavola diventano distanze e ormai fratture: si mangia quel che ci si può permettere. Spesso, per spendere meno, si mangia meno frutta e verdura e si comprano invece prodotti di bassa qualità che minacciano l’equilibrio nutrizionale della dieta delle famiglie. Questa nuova abitudine a una alimentazione scorretta aumenta il rischio di patologie: i tassi di obesità, infatti, sono più alti nelle regioni con redditi bassi. Nel Sud Italia, dove la spesa alimentare è diminuita del 16,6%, gli obesi e le persone in sovrappeso sono il 49,3% della popolazione, molto più che al Nord (42,1%) e al Centro (45%), dove i redditi medi sono più alti e la spesa alimentare ha registrato nella crisi una riduzione minore.

Redazione Prime Pagine

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