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Cibo per tutti? Non ancora


Una parte del mondo mangia troppo, con un’obesità diffusa che fa abbassare i dati sulle aspettative di vita e fa crescere i costi delle spese sanitarie a livelli astronomici. La parte restante della popolazione ha invece troppo poco da mangiare, lasciando milioni di persone in condizioni di vulnerabilità, morte e malattia.

Nel 2015 il numero complessivo delle persone che soffrono la fame nel mondo è 795 milioni: questo il dato riportato dalla FAO, un’agenzia che si occupa di risolvere i problemi di malnutrizione nel sud del pianeta, in un articolo del maggio di questo anno. Il numero appena letto è come se ci dicesse che una persona su dieci, tra quelle che conosciamo, ogni giorno soffre la fame e ha bisogno di cibo nutriente per avere qualche possibilità di un futuro in salute.

Per noi è normale mangiare un piatto di pasta o riso tutti i giorni, e siamo abituati ad avere in tavola cose buone come il pane, la carne, il pesce, il formaggio, la verdura e la frutta. Tanti tra noi sono così fortunati da poter scegliere cosa mangiare o meno, e spesso lasciamo sul piatto il cibo per poi buttarlo nel cestino perché “questo non mi piace” o “è troppo”. Ti è mai capitato? Immagino di sì, tutti noi infatti crediamo che non resteremo mai senza cibo e per questo non ci pensiamo troppo se dobbiamo buttarne via “poco”. Mentre noi abbiamo tutto questo, forse non sappiamo che quel “poco” probabilmente basterebbe ad un bambino per sopravvivere.

Nel continente africano, ad esempio, una persona su quattro soffre la fame. Come se, in una famiglia composta di quattro persone, una non fosse sicura di avere tutti i giorni il cibo indispensabile per sopravvivere e stare bene. E’ da oltre due anni (dal marzo 2013) che COOPI opera a questo proposito nel Distretto Sanitario di Sgou (in Mali, Africa) con l’obiettivo di salvare più di 2.600 bambini affetti da malnutrizione, su un totale di 8.000. Questa è una regione in cui il tasso di malnutrizione è il più elevato dell’intero Paese, nel quale la guerra sta causando numerose vittime soprattutto tra i minori.

Ci sono però anche delle buone notizie: le condizioni di vita delle popolazioni soccorse in questi ultimi due anni e mezzo sono sensibilmente migliorate grazie ai test sanitari svolti sui bambini con meno di 5 anni, e grazie agli interventi in ambito alimentare e igienico, che in contesti difficili vengono spesso a mancare causando numerose malattie.

L’idea del progetto COOPI è stata sin dall’inizio quella di costruire un reparto, all’interno dell’Ospedale distrettuale, per la cura dei bambini affetti da gravi malattie associate alla malnutrizione, mettendo a disposizione cinque medici, di cui quattro maliani, e dieci operatori sanitari locali che sono entrati in azione sin da subito. Questo progetto sta proseguendo, e per questo Natale COOPI sta organizzando una raccolta fondi il cui ricavato andrà al progetto in Mali che abbiamo descritto qui sopra.

Oggi, nel 2015, mentre noi, che abitiamo nei Paesi più sviluppati dell’Occidente, buttiamo via moltissimo cibo ogni settimana, ogni giorno muoiono ancora tantissimi bambini nei luoghi più poveri, situati nel sud del pianeta. Da soli non possiamo di certo salvare tutto il mondo, però, se non l’abbiamo già fatto, possiamo iniziare a evitare gli sprechi di cibo e di acqua a partire da ora, ricordandoci proprio di quei bambini che oggi sognano di essere a tavola con noi.

Maria Teresa Loteni

  • coordinatrice delle sedi Veneto di COOPI

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