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Andare a scuola in Siria? Non si può


Ben 2,4 milioni di bambini siriani non sono in classe, nonostante l’anno scolastico sia iniziato anche per loro. In Siria c’è la guerra, un conflitto che ha spezzato vite e distrutto speranze e più di mille scuole. Difficile da immaginare, eppure lì ci sono tanti bambini che non possono studiare, pur avendo diritto – come voi – a un’istruzione e, quindi, a un futuro.


“Puntare le armi contro bambini e scuole spazza via ogni possibilità di pace e spinge le famiglie a fuggire dal Paese per cercare un futuro possibile in Europa”. Queste le parole che si leggono nella presentazione dello studio Educazione sotto attacco di Save the children, organizzazione internazionale che difende i diritti dei più piccoli intervenendo soprattutto nei Paesi in cui si combattono guerre e si conosce la miseria. “Il tasso di frequenza scolastica in Siria era tra i più alti al mondo prima del conflitto – spiega Save the children – Con la guerra è crollato drammaticamente e oggi riguarda solo il 17% dei bambini sfollati, fino a un misero 6% di iscrizioni in alcune delle aree maggiormente colpite da attacchi persistenti e raid aerei indiscriminati. I frequenti bombardamenti costringono molto spesso le scuole a sospendere le lezioni per giorni o settimane o a trasferire le classi nelle cantine”.

I bambini devono andare a scuola: a voi questa sembrerà una ovvietà, ma non lo è affatto. Cosa vorresti dire? Vi sento, vi sento. Non riuscite proprio a capire dove voglio arrivare. Mettiamola così, a voi sembra tutto molto naturale: la mattina vi svegliate con un bacio della mamma, fate colazione e indossate il vostro zainetto. Poi raggiungete la vostra scuola ed entrate in aula (più o meno di buonumore) per iniziare una nuova e intensa giornata di studio con le insegnanti e i compagni. Ecco, non tutti i bambini vivono giornate così, non a tutti è garantito il diritto di imparare ed è anche per questo che molte famiglie si mettono in viaggio, nella speranza di poter salvare i propri figli e farli crescere in sicurezza in un paese migliore, in un clima di pace. Sono anche loro i “migranti” di cui sentite tanto parlare in televisione, al telegiornale. Sì, tra i migranti ci sono pure queste famiglie, alla ricerca di un’opportunità e di una vita migliore.

Francesca Boccaletto

(in copertina e nella gallery: le scuole distrutte in Siria. Photo credit Ahmad-Baroudi per Save the children)

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