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The New Stuff

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L’arte di inventarsi il mondo


Lotta combinaguai è un romanzo che racconta di un passatempo ormai difficile da assaporare: quello che fa passare le giornate con il naso all’insù a inventare giochi e marachelle. Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe, inventa tre nuovi indimenticabili personaggi, tre fratelli pieni di vita e di fantasia.

Cominciamo parlando del libro. Del libro come oggetto. La casa editrice Mondadori decide di offrire questa splendida raccolta di racconti in un formato di proporzioni generose per un libro di narrativa, aumentando di qualche centimetro le misure che caratterizzano gli altri titoli della collana «Contemporanea»; inoltre priva saggiamente il libro della sovracoperta. Il risultato è uno splendido volume, bello da tenere in mano e da sfogliare.

Le illustrazioni sono state affidate a Beatrice Alemagna, che ogni qualvolta si ritrova a illustrare immagini di bambini, entra in un raro stato di grazia (le era già successo in occasione di Che cos’è un bambino?, edizioni Topipittori): le immagini non sono solo efficaci, ma dimostrano una grande capacità nel fissare l’attimo, l’espressione, la postura, l’atteggiamento più vivi e credibili, con uno stile ormai inconfondibile che pare fatto apposta, in quest’occasione, per sposare lo stile di Astrid Lindgren.

Che dire quindi dei racconti dell’autrice? A differenza che nei racconti che narrano le gesta del suo personaggio più famoso, Pippi Calzelunghe, in Lotta combinaguai manca l’elemento fantastico: la fantasia è tutta nella mente dei bambini, di quelli narrati come di quelli cui i racconti sono destinati. I protagonisti sono tre fratelli: Jonas è il maggiore, mentre Lotta è la più piccola; tra i due c’è Mia-Maria, che narra in prima persona i piccoli grandi accadimenti di una famiglia con tre marmocchi esuberanti, pieni di vita e fantasia, ma soprattutto incontenibili nel proprio modo di trovare un posto nel mondo: le loro non sono monellerie come quelle che caratterizzano Emil, né avventure come quelle vissute da Pippi; sono invece giornate di ginocchia sbucciate e nasi che colano, di giochi all’ordine del “facciamo che” e di scampagnate con pic-nic sull’erba, formiche, ruscelli, orsacchiotti (pardon: maialini!), grandi arrabbiature e grandi risate.

Sembra proprio che Astrid Lindgren abbia davvero messo la propria infanzia in queste pagine, dimostrando di aver scritto questi racconti per la bambina che era stata; e dimostrando di saper davvero ricordare, senza inganni, senza ipocrisie e senza false retoriche, cosa significhi essere un bambino.

Un libro da gustarsi fin da piccoli nella lettura ad alta voce, per poi assaporarne totalmente il piacere quando la lettura autonoma si fa sicura.

Nicola Fuochi

  • Responsabile di “Il libro con gli stivali”, non solo libreria per ragazzi a Mestre (Venezia), ma anche centro di promozione alla lettura e di laboratori teatrali

 

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